Sa di non essere un allenatore, né un esperto di mercato, né un filosofo, e proprio per questo prende il Fantacalcio seriamente nel modo giusto: come ludus, cioè gioco con regole, rischi e conseguenze, soprattutto in chat. È studente di liceo classico a Roma, interista, appassionato di calcio, e usa la Fantalega come un piccolo campo di prova, dove mettere in gioco intuito, memoria, coraggio e voglia di scommettere su ciò che pensa. Per lui il Fantacalcio è un equilibrio onesto: due terzi di caso e fortuna e un terzo di necessità e bravura, abbastanza vita da emozionare e abbastanza gioco da divertire. E se il lunedì si alza il volume dello smartphone o della TV, lui non porta pace con i numeri, ma con lo sfottò: perché la stagione, alla fine, è anche questo: un dialogo filosofico travestito da formazione, dove idee opposte si affrontano senza farsi troppo male.